Anno 2006, venni invitato da un mio caro amico e collega a partecipare come allenatore ad un camp di calcio estivo per ragazzi dai 10 ai 14 anni a Lignano Sabbiadoro. Era uno stage organizzato da capitan Bertotto e c’erano tanti ragazzi e alcuni portieri tra i quali Alex Meret giovanissimo. L’organizzazione aveva pensato a tutto tranne che riservare uno spazio per la preparazione dei portieri e questo mi faceva venire il mal di testa.

Così proposi e cominciai ad impostare delle schede di allenamento specifiche per i portieri. Stazioni di esercizi/gioco con tema il ruolo del portiere.

Mi capitarono altre situazioni simili e per me era come se un coro si esercitasse senza curare il solista, non si pensava mai che il solista avesse la necessità di essere preparato a parte per poi essere messo insieme al coro, e così era per il portiere di calcio.

Nonostante fosse il 2006 e si parlasse di preparazione del portiere specifica, ciò non era ancora recepito dagli allenatori di squadra come una cosa importante. Per loro il portiere era “istinto” e non necessitava di allenamenti specifici. Per me che provenivo da una delle prime, se non la prima, scuola  portieri nate in Italia a cavallo degli anni ’80, a Bologna con Piero Battara era un assurdità.

In quegli anni allenavo alla Triestina e la mia ambizione era poter crescere sempre di più in questo ruolo e mi impegnavo molto per creare una progressione didattica di più alto livello possibile. Lavoravo sul soggetto a 360 gradi e con generosità, avvalendomi anche di suggerimenti e consulenze di altri settori come la chinesiologia, la psicologia dello sport, di allenatori di altri sport o preparatori atletici.

Il mio motto era “ex-ducere” cioè tirare fuori. Questo verbo rimbalzava costantemente nella mia mente e mi spingeva a ricercare costantemente quei mezzi e strumenti adatti per tirare fuori il meglio dai soggetti.

Il lavoro verteva su un unico grande obiettivo: Metodologia di preparazione del portiere olistica”.

Il percorso che avevo intrapreso doveva anche risolvere un serie di problemi; Come integrare il lavoro specifico con le esigenze della squadra? Come utilizzare al meglio il tempo che avevo a disposizione per poter fare tutto ciò che il mio programma prevedeva? Quali fattori dovevo tenere in considerazione?

E così ero concentrato sulla gestione dell’interdipendenza che c’è tra il corpo, la mente, il cuore che dovevano essere messi in sintonia tra di loro e le componenti delle esercitazioni specifiche e di squadra.

Ma non bastava, avevo bisogno di qualcosa di più, ci voleva un laboratorio.

Fu così che nacque scuolapotieri.it, la mia passione e i miei obiettivi si incontrarono con quelli di Mauro Cossettini ricercatore delle migliori tecniche per allenare e quelle di Dario De Martino appassionato e competente allenatore di ragazzini sotto i 10 anni.

Dopo un paio di stage di prova, decidemmo di fondare l’associazione e di coinvolgere svariate figure professionali a supporto della metodologia in sviluppo.

Il laboratorio rispettava i seguenti precetti:

L’attività doveva essere svolta per offrire un momento di svago, divertimento e passione per i ragazzi.

I tecnici coinvolti dovevano rispettare il primo precetto e il programma e sfruttare quegli incontri per essere sempre migliori.

Multidisciplina, coinvolgimento di atleti o preparatori di altre discipline sportive caratterizzavano tutte le attività

Gli stage

I Camp estivi

Il corso Accademia

Il tutto doveva dirigersi verso quello che era l’obiettivo primario: Metodologia di preparazione del portiere olistica ed efficacie”

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